Archivio mensile:agosto 2012

Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Parte quinta

(ovvero accadde negli anni ’60)

Happening:
Accadimento, azione, testimonianza, comunicazione, coinvolgimento, gioia, dolore, corpo, ‘anch’io ci sono’: irripetibilità del miracolo, impossibilità dei ruoli, non il dire ma il fare. L’happening è la più semplice forma di espressione democratica e popolare. “Liberiamo i teatri, liberiamo le strade”, in ‘Paradise now’ invitava Julian Beck.
I Sotterranei:
Pargolo di Jack Kerouac che uscì in Italia nel 1960 e che in un modo tutto suo, attraverso il liquido sostegno della non-appartenenza e della diversità, mi condusse alla strada e alla ricerca, mi condusse al dharma e fece delle mie lacrime monete per il trasbordo nelle visioni. Vorrei ricordare una mia poesia dedicata a Kerouac, che inizia “mi fa male (e e e) l’amore piccolo amore mio / quando mi stringe forte il forte amore mio”.
Immagini:
L’immagine è un mandala. Concentra e/o produce concentrazione. Dalle ‘riserve’ della psiche che via via si apre uscirono mandrie di immagini, come bisonti risorti. Inoltre, superate le barriere del tempo, nelle libere praterie della fantasia e dell’immaginazione tornarono ad incontrarsi, in maniera naturale, le immagini di culture e di epoche diverse, in una girandola di fuochi artificiali, di effetti speciali e di stimoli che fino ad allora raramente l’arte aveva realizzato. Immagini colorate. Omaggio ai colori, acidi, violentemente difformi: grazie a mister Pennarello! E poi i fumetti. Anche nell’italica penisola i fumetti furono passaporti d’emozioni. All’inizio gridarono a tutti che eravamo sessuati ed i genitali divennero protagonisti, non più galeotti nei cessi ma giocosi ed ìlari, picareschi , ribaldi e sgocciolanti. Poi i fumetti gridarono contro le ipocrisie ed i poteri e infine aiutarono i tribali a rendersi conto della dolcezza e della bellezza della loro scelta. Il Popolo Tribale offriva su un piatto al Pianeta l’energìa vitale che le società storiche avevano sovente dimenticato. Perché non ricordare i morbidi hippies e i folletti e le naiadi e gli Spiriti della Natura usciti dal pennino psichedelico di Matteo Guarnaccia?
Musica:
Ci fu quella ‘azzurra’, delle visioni, delle meditazioni, del ‘fumo’ (‘un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo’: affermazione profetica?). Ma ci fu anche una musica ‘oggettiva’, che fece da colonna all’andare. Bob Dylan, Joan Baez, Beatles e poi i Rolling Stones, più incazzati degli altri. In Italia coloro che più onestamente cercarono di scavare nel letamaio della musica indigena ufficiale furono i Nomadi con i testi iniziali di Guccini. Bob Dylan, miagolante parole di cui non si conosceva il significato ma che erano viatico, chitarra ed armonica, al viaggio fu certamente un importante compagno di strada. Joan Baez, bellezza latina, intrepida e non-violenta introdusse temi e consapevolezze forti nella ricerca dei ragazzi del tempo. I Beatles aprirono l’anima alla giocosità e malinconia della mente bambina, furono gli adepti del Grande Buffone dei Pellerossa delle pianure americane. Lo ‘Yellow Submarine’ portò le menti ad una consapevolezza acuta. Il film dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole perché credo rappresenti una epopea di viaggio che segue quella di Omero e di Dante.
Natura:
Amata non ideologicamente ma alla maniera dei Pellerossa: ricordate Alce Nero. La natura non concepita come contenitore dell’umanità ma come realtà di cui l’umanità è parte non separata. Sentimento panico non utilitaristico, come quello degli antichi pittori cinesi che si dilettavano a dipingere una foglia, un caco, un rio, una nuvola, un uccello e, magari, assai piccolo, anche un uomo su una barca sotto la pioggia. Onore a Lao-tze. Meno onore a coloro che della natura hanno fatto elemento di potere e di speculazione.
Om:
Sillaba germinale nella tradizione induista e porta per la meditazione nei mantra buddisti. Facile sentirla salmodiare nelle più svariate occasioni, anche durante manifestazioni per la pace. Il mantra più salmodiato, almeno da me, fu ‘ Om mani padme hum’. Ebbi la fortuna di ricuperare un disco con registrazioni di musica buddhista tibetana. Il mantra è d.o.c.

a cura di Gianni Milano

ARTICOLI PRECEDENTI:
Parte Prima – Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Lettera A
Parte Seconda – Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Lettera B
Parte Terza – Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Lettera C
Parte Quarta- Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Lettere D,E,F,G
*Immagine riadattata da fromoldbooks.org
Annunci

SCIENZA E MATERNITA’: LE CONTRADDIZIONI LEGISLATIVE SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA E LA TUTELA DELLA DONNA

E’ una sarta di Kharkov si chiama Larisa e cinque anni fa ha deciso di mettersi al servizio delle donne portando una gravidanza per una famiglia infertile. “ Mi è stata presentata una coppia di Mosca, di circa 40 anni, che aveva già  i propri tre figli,- racconta la donna.- “Mi sono sorpresa: come mai vogliono il quarto figlio dalla madre surrogata? Viene fuori che il marito è musulmano e vorrebbe una famiglia grande, e siccome tutti i bambini precedenti sono nati per mezzo di parto cesareo, fare la quarta volta questa operazione i medici non lo hanno permesso.”. Il primo tentativo, come ricorda Lara, era andato male, ma dopo un altro tentativo tutto era andato per il meglio e nove mesi dopo era riuscita a dare una figlia alla coppia di Mosca. “Lo consideravo un lavoro” – ricorda Lara “I filistei parlano molto di sentimenti materni. Ma qui essi non possono esistere questo è un bambino estraneo. L’embrione è stato coltivato in provetta e poi trasferito nel mio utero per portare la gravidanza.” Questa la storia di Larisa, ma da 7 anni il Centro di maternità surrogata a Kharkov ha aiutato più di un migliaio di coppie sterili favorendo la crescita della popolazione ucraina: come spiega il Direttore del Centro Viktoria Chuprinova, le procedure di fecondazione e di maternità surrogata in Ucraina sono estremamente più accessibili nel confronto con gli altri Paesi, ma di cosa stiamo parlando?
Per fecondazione assistita si intende quel processo artificiale di unione di gameti: è omologa quando il seme e l’ovulo, essendo appartenenti alla coppia dei genitori del nascituro, fanno sì che quest’ultimo erediti un patrimonio genetico dai genitori stessi; è eterologa quando il seme e l’ovulo provengono da soggetti esterni alla coppia. La maternità surrogata rappresenta essenzialmente il ruolo della donna nelle fasi di gestazione e parto per conto di una coppia sterile, pratica attualmente vietata dall’ordinamento italiano. La procreazione assistita nel nostro ordinamento è disciplinata dalle l. 40 del 19 febbraio 2004 che pone ingenti limiti non solo alla procreazione stessa, ma anche alla sperimentazione sugli embrioni: la procreazione è definita come “l’insieme degli artifici medico-chirurgici finalizzati a favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana […] qualora non vi siano altri metodi efficaci per rimuovere le cause di sterilità o di infertilità”. Decisamente complicata risulta essere a livello giuridico la regolamentazione migliore al fine di bilanciare diversi interessi e diritti: “maternità surrogata” riguarda direttamente la vita umana, per cui si pone la questione circa i limiti etici e morali della sua applicazione. I confini di un sapere filosofico toccano le norme fondamentali della bioetica come un principio di “non nuocere”, il principio del consenso informato, il principio di onore e dignità della responsabilità umana, morale ed etica della comunità medica per gli aspetti sociali e religiosi della maternità surrogata.
Raccomandazioni per la maternità surrogata sono state adottate il 24 giugno 2005 dall’ ESHRE Gruppo Finalizzato sull’etica e diritto (GFED). “Maternità surrogata è un metodo accettabile di riproduzione assistita se questo e` un atto
altruistico della donna per aiutare la coppia infertile, per la quale avere una gravidanza è impossibile o da un punto di vista medico ci sono controindicazioni per l’esecuzione di una gravidanza.
Siamo a conoscenza delle obiezioni morali alla maternità surrogata e la possibilità di potenziali rischi e complicanze. Tuttavia, queste obiezioni sono motivi insufficienti per vietare la maternità surrogata in generale “. La l. 40 del 2004 vieta esplicitamente la crioconservazione, con la quale è possibile conservare un numero indefinito di ovociti che possono essere resi disponibili in qualunque momento per iniziare una procedura di fecondazione assistita ( le uova crioconservate vengono impiegate per iniziare una gravidanza) , la soppressione di embrioni, la diagnosi pre-impianto dell’embrione e la fecondazione eterologa. La figura della donna è stata oggetto di una tutela non indifferente da parte della Corte Costituzionale italiana: nella sentenza 151 del 2009 ha dichiarato l’inconstituzionalità dell’art. 14, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40 limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” in relazione al fatto che la suddetta legge vietava la produzione di un numero di embrioni superiore alla quantità strettamente necessaria ad un unico e contemporaneo impianto e in ogni caso non superiore a tre. Secondo la Corte tale disposizione viola l’art. 3 della Costituzione sotto il profilo del principio di ragionevolezza e di uguaglianza nel momento in cui vietando la produzione di tanti embrioni quanti quelli necessari al concepimento (sulla base delle ricerche e degli studi effettuati, statisticamente solo un embrione su tre raggiunge la data del parto, per tale motivo si possono impiantare più embrioni in utero, così da esser sicuri di ottenere almeno una gravidanza) verrebbero equiparate costantemente situazioni dissimili, provocando il venir meno anche della valutazione delle condizioni soggettive della donna con pregiudizio della salute della stessa e anche del feto connesso. Non mancano inoltre nella legge 40 delle ingenti contraddizioni: gli embrioni sovrannumerari infatti potrebbero essere crioconservati per successive gravidanze, ma la legislazione vigente vieta questa pratica; inoltre a tutela della salute della donna e del feto, visto che la quantità di embrioni impiantati in utero potrebbe portare al loro coattecchimento aumentando così il rischio di gravidanza multipla (considerata estremamente rischiosa per la madre e per il bambino anche con conseguenze a lungo termine), potrebbero essere applicate pratiche di riduzione embrionaria purtroppo vietate dalla legislazione italiana se non nell’ambito della l. 22 maggio 1978, n 194 in materia di aborto fino alla dodicesima settimana di sviluppo del feto o dopo i primi novanta giorni in caso di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Come tutte le pratiche scientifiche atte a coinvolgere e manipolare la vita umana, biologicamente ed umanamente parlando, il dibattito sulla fecondazione assistita ha trovato non pochi scogli contro i quali scontrarsi, lo dimostra la legislazione particolarmente restrittiva nei confronti di queste pratiche del nostro ordinamento. Considerazioni di natura etica possono essere fatte in merito alla quantità di embrioni scartati e distrutti, alla possibilità di “selezione” degli embrioni con criteri non trasparenti attraverso la diagnosi preimpianto, la possibilità di utilizzare gameti esterni alla coppia attraverso la fecondazione di tipo eterologo, l’utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e non per fini procreativi, l’utilizzo di queste pratiche da parte di madri single o coppie omosessuali, non accettato da una serie di correnti di pensiero politiche e religiose. La difficoltà con la quale la legislazione italiana è riuscita a stento ad arrivare ad una regolamentazione abbastanza inefficace è il risultato di una scarsa padronanza della materia e di un indelicato approccio a temi che coinvolgono vita umana e diritto: questo tipo di approccio alla materia ha portato sostanzialmente ad un “rimandare la questione”, evitando una normazione carica di responsabilità. Inoltre, non si è affrontato il problema del cosiddetto “turismo riproduttivo” attraverso cui coppie sempre più frequentemente si affidano a strutture estere per intraprendere il processo di fecondazione assistita con la conseguenza possibile di una tutela molto minore nell’ordinamento originario. Il referendum proposto dai Radicali non è servito a smuovere la questione, per colpa anche della popolazione italiana forse poco matura e sensibile su temi bioetici. La questione diventerà molto più scottante con l’annuncio da parte del governo Monti di 500 euro di ticket per le coppie che “si azzardino” a iniziare un processo di fecondazione omologa: la conseguenza di questo ennesimo gesto senza senso? L’acuirsi indiscriminato del turismo riproduttivo.
Il diritto non può configurarsi nella persecuzione, come ci insegna Reich, il diritto deve immergersi nella risoluzione e nel bilanciamento di questioni scottanti, delicate, cariche di responsabilità, complicate per le quali è necessario trovare un giusto mezzo, un giusto mezzo che sia intelligente, ragionevole e informato.

a cura di Grazia Di Cesare

BIBLIOGRAFIA
· Legal control of surrogacy – international perspectives – K. Svitnev
· Reproductive Biomedicine Online – Abstracts of 5th Congress of the World Association of Reproductive Medicine
· Surrogacy and it’s Legal Regulation in Russia – Konstantin N. Svitnev
· Procreazione assistita – L. 40/2004
· Il primato della scienza sul diritto ma non sui diritti nella fecondazione assistita – Giuseppe Di Genio
· Una sarta di Kharkov per la terza volta porta in grembo un bambino estraneo – Chuprinova Victoria, Zokota Victoria
· Aspetti etici della maternit surrogata – Chuprinova à Victoria, Zokota Victoria
· Interazione tra genitori genetici e bambino – Chuprinova Victoria, Zokota Victoria
· Procreazione Assistita: la Consulta questa volta decide almeno di decidere – Lara Trucco (da “Giurisprudenza Italiana” )
· Chiara Valentini sulla fecondazione assistita – Rosa Blog di L’Espresso
· Gli effetti della sentenza 151 della Corte Costituzionale sulla Legge 40 – Avvocato Irene Pellizzone, collaboratrice della Avv. Prof. Marilisa D’amico

Contrassegnato da tag , , ,

Portogallo: sair à rua

Rabbia, frustrazione e disincanto. Tutte sensazioni diverse ma che così bene riesco a cogliere ascoltando le parole di Maria, 56 anni, Indignada, anzi no, Revoltada. “Eu não sou indignada, sou revoltada”, persone diverse ma che condividono lo stesso grido: “Non sono indignato, sono rivoltato!” rivoltato a uno stato che, colpito dalla crisi come pochi altri paesi, non da segnali incoraggianti al popolo portoghese.
Tante le analogie con la situazione italiana degli ultimi tempi. Un popolo che non sa, alle porte delle elezioni, quale sia il male minore, divisi tra un blocco di centro sinistra, inesistente, diviso e, soprattutto,  senza forza politica, e una destra che da molto tempo ormai, non ha fatto altro che vivere sulle spalle dei poveri cittadini. Nasce quindi una nuova concezione di “resistenza”, non più contro un nemico e con le armi in spalla, ma bensì contro lo spettro del “capitalismo” che, ora come ora, si ritrova senza avversari in cima alla catena alimentare globale.
Il primo ministro portoghese, Pedro Passos Coelho, è il primo a finire alla gogna, reo di aver chiesto aiuto all’F.M.I. (Fondo monetario internazionale) e di conseguenza aver consegnato il paese nelle mani della “Troika”. Con questo termine di origine russa, il movimento riunisce tutte le figure a cui, dopo il prestito, sarà assoggettato il Portogallo: Fondo monetario Internazionale, Banca Centrale  Europea e Unione europea. Risultato di questa politica:  altissimo tasso di disoccupazione giovanile e famiglie sul lastrico. Ed è proprio da loro che il movimento prende tutta l’energia. Dai giovani e dai un po’ meno giovani che non si sentono rappresentati dall’attuale governo e che quindi vogliono, con tutte le proprie forze, un cambiamento, vedendo in tutti i partiti, destra o sinistra che sia, solo l’attuazione di un programma che andrà sempre di più a mettere le mani nelle tasche dei poveri cittadini. Segno di un probabile rinnovamento o ennesimo tentativo di reagire che finirà in un nulla di fatto? Ai posteri l’ardua sentenza, la cosa
certa è che il Portogallo è stanco. Un paese che ha alle spalle un passato glorioso, padrone dei mari e dei commerci dalla fine del 400, con una politica coloniale senza pari, ora si ritrova non solo in una crisi di cui non se ne vede la fine, ma anche a dover dipendere dalle altre nazioni, dall’UE e dal potere delle banche. Il popolo Portoghese ha deciso che è arrivato il momento di reagire, di “sair à rua”(scendere in strada) e di tornare a far sentire la propria voce. Come ai tempi della rivoluzione dei Garofani, una rivoluzione nata dal popolo ed esplosa senza violenza, in cui il popolo portoghese è riuscito a liberarsi di una dittatura che per anni ha oppresso la nazione.
 Partecipare ad una manifestazione degli Indignados portoghesi rivoluziona il concetto che uno ha di quello che è una “manifestazione”, migliaia e migliaia di persone che si riuniscono per discutere sui problemi del paese, di tutte le età e sesso e in cui chiunque può farsi avanti e prendere la parola; le forze di polizia (una decina di unità al massimo e senza tenuta antisommossa) ascoltano interessati la gente che si avvicenda al microfono, applaudono e discutono tra di loro sopra i temi trattati. Il corteo colorato con coreografie stravaganti e cori da stadio che colora la città, la gente si affaccia dalle finestre, i negozianti escono a vedere. Non c’è violenza, non ci sono aggressioni, non c’è stupidità, perché alla fine, le immagini che continuamente vediamo nel nostro paese, vetrine spaccate, cassonetti incendiati, black bloc, a questo si riducono, stupidità.
Esempio di comportamento di una nazione che, come altre, si è stancata  e sta cercando di riprendersi quella voce in capitolo che ormai sembrava persa per sempre, il movimento degli indignados acquista consensi e sta cercando di risvegliare i cuori e gli animi dei cittadini portoghesi cercando di fargli vedere le origini e le cause di quelle fatti che stanno provocando in loro solo disgrazia, infelicità e paura.
a cura di Nicolò Testa
*Fotografie scattate a Porto (Portogallo) da Nicolò Testa
Contrassegnato da tag , , , , , ,

La catena elementare

Sempre più spesso mi trovo a parlare e discutere con persone della mia età (25 anni) riguardo la situazione socio-economica e politica in cui ci ritroviamo a vivere. La top 10 dei temi che emergono è costituita da:

  1- lavoro
  2- (NON)qualità dei prodotti offerti ai consumatori
  3- extra-profitti delle imprese multinazionali
  4- problemi di trasporto e di traffico urbano e extra-urbano
  5- inquinamento
  6- associazioni criminali colluse con lo Stato
  7- evasione fiscale
  8- (NON)politiche economiche del governo
  9- salute e benessere
10- extra-profitti delle imprese farmaceutiche
La cosa che mi sconcerta di più è che alla fine di ogni conversazione nella quale emerge uno o più di questi temi la persona che ho di fronte concluda il discorso licenziandosi da me con un ”.. e vabbè, tanto che ci posso fare? “.
E’ per questo che vi scrivo oggi, voglio condividere con voi quello che io ritengo un impulso, un’idea che possa risolvere la situazione o quanto meno migliorare le cose. Bisogna combattere questa sensazione di impotenza che nasce dentro di noi quando ci scontriamo con problemi sicuramente più grandi di noi intesi come singoli individui ma allo stesso modo più che risolvibili se affrontati in comunità e con senso di collettività.
Da diverso tempo mi sono interessato e avvicinato alla realtà dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) per chi non ne avesse mai sentito parlare si può avere un buon quadro di questi dalla lettura del libro L’altra spesa” [1].
I GAS sono gruppi organizzati tra Domanda (Consumatori) e Offerta (Produttori) per l’acquisto di prodotti BIOLOGICI certificati.
Da qui parte la CATENA ELEMENTARE:

I lavoratori che producono frutta, verdura, legumi, carne e quant’altro vedono finalmente ripagati i propri sforzi e il proprio LAVORO (1) in quanto a fronte di una serie di requisiti e vincoli da rispettare per mettere sul mercato un prodotto di autentica QUALITA’ (2) e quindi biologico, il prezzo pagato dai consumatori è circa il 30% più alto rispetto alla media degli altri prodotti NON BIO offerti da imprese per lo più multinazionali che grazie a politiche che tengono conto solo dei ricavi realizzano ingenti EXTRA-PROFITTI (3).
L’acquisto di prodotti BIO presso i GAS, che stanno espandendosi a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, esssendo basato sul concetto di ‘chilometro zero’ (produzione – distribuzione – consumo su distanze molto brevi) favorisce la risoluzione di PROBLEMI DI TRASPORTO E DI TRAFFICO (4) facendo a meno dell’infinita colonna di tir e mezzi di autotrasporto che distribuiscono cibo dalla Val d’Aosta alla Sicilia con conseguente deterioramento dei prodotti trasportati (MAI FRESCHI!!!).
In questo sistema anche l’INQUINAMENTO (5) risulterebbe abbondamente ridotto sia per la minore quanità di scarti di carburanti immessi nell’atmosfera dai mezzi di trasporto, sia perchè la produzione biologica implica una soglia molto bassa di emissioni e bassi o nulli dosaggi di concimi e fertilizzanti artificiali. Altro vantaggio che la comunità può trarre dall’acquisto solidale di prodotti BIO è quello riguardante le ASSOCIAZIONI CRIMINALI(6) colluse con lo Stato, che come sappiamo gestiscono una grande fetta del commercio illegale di prodotti alimentari (e non…) i quali finiscono puntualmente sulle nostre tavole senza esserne consapevoli.

Qui vorrei aprire una parentesi: è sbagliato boicottare i prodotti agricoli provenienti dai territori comunemente associati alle organizzazioni criminali perché in questo modo non si combatte la mafia o la camorra e si penalizzano soltanto le economie locali, in gran parte basate sull’eccellenza dei propri prodotti agricoli. Sappiate che tempo fa le forze dell’ordine hanno scoperto un giro di migliaia di euro basato sulle uova scadute e scartate dai grandi supermercati, che venivano recuperate dalla camorra, reimmesse sul mercato e rivendute a un noto produttore del Nord Italia di colombe, panettoni e pandori [2].
Con l’acquisto di prodotti BIO presso un GAS si può fronteggiare anche il problema dell’EVASIONE FISCALE (7). Dico fronteggiare e non risolvere per ovvi motivi legati al fatturato di un GAS sicuramente modesto e comunque inferiore a un grande supermercato (Conad, Standa, ecc..). Ma sarebbe comunque un punto di partenza, giusto?

Il nostro impegno in tale direzione verrebbe così a surrogare quelle POLITICHE ECONOMICHE(8) inesistenti da parte del governo, dando un aiuto ai piccoli produttori locali che sono abbandonato dai governi nazionali poco sensibili alle loro istanze e sempre proni agli interesse dei grandi produttori/distributori. Sta a noi usare il cervello per limitare i danni.
Fonti attendibili e studi di ricerca dimostrano che un’alimentazione curata e basata sul consumo di prodotti di qualità (BIO) ci aiuta a stare BENE e in SALUTE (9), dovendo quindi ricorrere sempre meno all’uso di farmaci e medicinali con conseguenti EXTRA-PROFITTI(10) per le imprese farmaceutiche, che si arricchiscono sulla nostra vita.
I GAS sono associazioni senza scopo di lucro spesso riuniti in circoli associativi (Arci, …) che decidono chi si occuperà di andare a cercare produttori BIO disposti a vendere a un prezzo equo, chi e come andare a prendere i prodotti direttamente dal produttore, quando vedersi per poter ritirare la propria spesa e che hanno più in generale la funzione di punto di incontro tra l’offerta e la domanda. I gruppi di acquisto sono formati da consumatori a diretto contatto con i produttori.

a cura di Damiano Carissimi
*Immagine liberamente tratta da newsfood.com

Fonti:

[1] Bernelli M., Marini G., “L’altra spesa – Consumare come il mercato non vorrebbe”, Edizioni Ambiente.

[2] Ruggiero P., “L’ultima cena – A cena con i boss”, Edizioni Verdenero.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Non ci posso credere

Roma

ha preso tante botte

ha le ossa tutte rotte

ha paura della notte.

Roma

non ci posso credere.

Roma

salta dentro al Tevere!

Roma

teme questa storia

collo al cappio della gloria

collo rotto dalla memoria.

Roma

sei una bella donna.

Roma

hai uno strappo sulla gonna!

Roma

alza questa testa

esci fuori dalla cesta

per non esser quel che resta.

Roma

brucia nel tendone

croce dell’estrema unzione

ha paura di Nerone.

Roma

piange la sua mano

salta giù da un aeroplano

ché non sa guardar lontano.

Roma

senti quel rumore?

Roma trema nel furore!

a cura di Michele Martini

* Fotografia di Michele Martini
Contrassegnato da tag , , ,

Storia di un emigrato: quando eravamo ricchi

IN ITALIANO:

La Spagna crolla. Con l’interesse dei titoli di stato a 10 anni sopra il 7% [1], oramai oltre il limite considerato sostenibile dagli esperti, occorrerà probabilmente un intervento della troika. Mancano soltanto gli ultimi dettagli; dettagli di cui si fingerà la negoziazione ma che sono già decisi – e probabilmente molto simili a quelli imposti a Grecia, Portogallo e Irlanda. “Stiamo collassando”, mi diceva mio padre al telefono, “non pensarci neanche a tornare; resta lì, mi senti?”. La Spagna crolla ma i mercati non mollano, e guardano all’Italia con la coda dell’occhio. Il neoliberismo ha creato un mostro vorace ed insaziabile:era noto, ma nessuno si rendeva conto – o non voleva rendersi conto – del rischio, della possibilità che aveva questo micino di diventare tigre e di rivoltarsi ed andare contro l’interesse di (quasi) tutti. “Después de visto todo el mundo es listo”, dicono al di là dei Pirenei; una volta che si sa, tutti sono intelligenti. Ma c’erano state già delle avvisaglie. Certe che, in mezzo all’opulenta orgia consumista del “miracolo economico”, nessuno le ascoltava: “aguafiestas”, guastafeste. Non gli conveniva dargli ascolto.

 Dopo sessantasette giorni di sciopero, i minatori asturiani (cfr. “No estamos indignados, estamos hasta los cojones” di Francesco Lattanzi, ndr) si sono fermati, per “prendere impulso” dicono. Si sentono traditi dal governo, che aveva promesso investimenti nella creazione di una nuova industria. Invece, l’unica azione è stata quella di eliminare le sovvenzioni per l’estrazione del carbone (necessarie per rendere gli affari profittevoli). Non è questo il luogo per impostare una discussione sulle sovvenzioni, che tra l’altro sembra logico eliminare se si vogliono raggiungere gli obiettivi sulle emissioni di CO2 previste dal protocollo di Kyoto [2]. Tecnicamente, è una scelta giusta. Il problema è piuttosto – come è sempre successo in Spagna – l’enorme mancanza di lungimiranza nelle scelte politiche: investire, e non risparmiare, nel momento della crescita e incentivare i campi di proiezione futura (vedi energie rinnovabili).

Ed invece, l’unica cosa che è stata fatta è stato costruire e costruire (“la economía del ladrillo”), opere faraoniche finanziate con soldi pubblici (Città delle Scienze a Valencia – 1300 milioni di euro [3], Città della Cultura di Santiago – 480 milioni di euro [4], Ciudad del Deporte… – vi raccomando, se capite lo spagnolo, il programma del giornalista Jordi Evolé, “Cuando éramos cultos” [5])

Nel caso lo aveste dubitato, molti politici hanno approfittato di queste opere per guadagnare qualche mancia extra (gentilmente offerte dal popolo spagnolo); diversi processi sono aperti: il Caso Malaya, il Caso Gürtel, il Caso Palma Arena – in cui il cognato dell’illustrissimo Re Juan Carlos è il sospetto principale – e tanti altri che non mi ricordo.

Sfortunatamente, nella cultura al di là dei Pirenei, quello che importa è far soldi – del “come” non ce ne frega niente. Direi ancora di più: il tuo valore nella società cresce se fai soldi inculando lo stato perché, alla fine – tutti lo sappiamo – anche loro ti vogliono inculare. Sembra che l’Italia e la Spagna non si somiglino soltanto per la lingua.

Il cancro della corruzione – che altro non è se non disonestà e mutua sfiducia – in qualsiasi società funziona analogamente al sistema economica capitalista in recessione: una spirale in caduta libera, caratterizzata però da una retroazione negativa che non ha mai fine.

I movimenti sociali con “Indignados”, “Occupy” e “Robin Hood Tax” sono lì: il popolo inizia ad essere stanco dei politici e di questa oligarchia malchiamata democrazia. Dipende da noi, da ogni singolo, la volontà di cambiare quei fattori che possano capovolgere la spirale.

 a cura di Koldo Saez de Bikuña

EN ESPAÑOL: “Historias de un emigrante: cuando éramos ricos”

España se desmorona. Con el interés de los bonos de Estado sobre el 7% -límite considerado como financiariamente insostenible por los expertos- la intervención de la troika está al caer. Sólo faltan los últimos detalles; detalles que se fingirán haber negociado convenientemente pero que están ya decididos -y que probablemente sean muy parecidos a aquellos impuestos a Grecia, Portugal e Irlanda.

“Aquí se va todo al garete”, me decía mi padre por teléfono, “no se te ocurra volver; quédate allí, ¿me oyes?”. España se desmorona pero los mercados no aflojan, y miran con el rabillo del ojo a Italia.

Los  neoliberalistas han creado un monstruo voraz e insaciable: lo sabían, pero no se daban cuenta -o no querían darse cuenta- del peligro, de la posibilidad que tenía el michino de convertirse en tigre y darse la vuelta y andar hacia atrás, en contra de los intereses de (casi) todos. “Después de visto todo el mundo es listo”, dicen más allá de los Pirineos. Pero había ya voces que nos avisaban. Cierto que, en medio de la opulencia, en medio de la orgía consumista facilitada por el “milagro económico”, nadie les escuchaba. No nos convenía.

Después de sesenta y siete días de huelga, los mineros asturianos (cfr. “No estamos indignados, estamos hasta los cojones” di Francesco Lattanzi, ndr) se han parado, “para coger impulso” dicen. Se sienten traicionados por su gobierno, que les había prometido inversiones para la creación de un nuevo tejido industrial en su región. Sin embargo, lo único que se ha hecho ha sido eliminar las subvenciones al carbón nacional (necesarias para que el negocio sea rentable). No es este el sitio para empezar una discusión sobre dichas subvenciones, que por otro lado parece lógico que se eliminen si se quieren alcanzar los objetivos sobre emisiones de CO2 ratificadas en el marco del Protocolo de Kyoto. Técnicamente es una decisión correcta. El problema es más -como siempre ha pasado en España- la enorme y flagrante falta de previsión política: invertir en y formentar áreas clave y de proyección a largo plazo (véase energías renovables) durante la época de crecimiento y superávit.

El sistema político incentiva las estrategias “cortoplacistas”, de modo que ésa es la lógica que toda estrategia política ha seguido: lo único que se ha hecho es construir y construir (“la economía del ladrillo”), obras faraónicas financiadas con dinero público (Ciudad de las Ciencias en Valencia -1300 millones de euros-, Ciudad de la Cultura de Santiago -480 millones de euros-, Ciudad del Circo y del Deporte de Alcorcón… os recomiendo el programa del periodista Jordi Evolé Salvados, episodios “Cuando éramos cultos” y “Cuando éramos ricos”).

En caso lo dudabais, muchos políticos han aprovechado estas obras para ganar alguna propina extra (generosamente ofrecidas por el pueblo español); son varios los casos abiertos: Caso Malaya, Caso Gürtel, Caso Palma Arena -en el cual el cuñado del ilustrísimo Rey Juan Carlos es el sospechoso y acusado principal- y tantos otros que no me acuerdo.

Desgraciadamente, en la cultura de más allá de los Pirineos, lo que importa es ganar dinero -el “cómo” no tanto. Es más, añadiría: estás más valorado si haces fortuna engañando al estado ya que, total al final -todos lo sabemos- también ellos quieren engañarte. A fin de cuentas, parece que Italia y España se parecen en algo más que el idioma…

El cáncer de la corrupción -que no es si no deshonestidad y desconfianza mutua- en cualquier sociedad funciona como el sistema económico capitalista en recesión: una espiral en caída libre, un bucle retroalimentado negativamente que no termina nunca.

Movimientos sociales como los “Indignados”, “Occupy” y “Robin Hood Tax” -por citar unos- están ahí: la gente empieza a estar cansada de los políticos y de esta oligarquía mal llamada democracia. Depende de nosotros, de cada uno, cambiar los factores que den la vuelta a la espiral.

por Koldo Saez de Bikuña

*Immagine liberamente tratta da/Imagen tomada del:  http://www.sitios.lasexta.com

Fonti/Referencias:

[1] http://www.bloomberg.com/news/2012-07-09/asian-stocks-gold-fall-on-u-s-japan-data-euro-drops.html

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Ky%C5%8Dto

[3] http://elpais.com/diario/2011/03/16/cvalenciana/1300306679_850215.html

[4] http://www.lavanguardia.com/cultura/20110111/54099528131/la-ciudad-de-la-cultura-de-santiago-abre-hoy-sin-saber-para-que-se-hizo.html

[5] http://www.lasexta.com/sextatv/salvados/completos/salvados__domingo__9_de_octubre/508553/1

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Parte quarta

(ovvero accadde negli anni ’60)

Dolore:

Esperienza profonda, come l’acqua che penetra nella terra. Non sempre esaltante, non sempre beatificante. Sovente dello stesso odore dell’orina, addosso, della fame che brontola nei ventri cavi, delle case fredde in solitudine, dei ciondolanti in attesa della morte, della poesia che scava e non trova consolazione, del sesso vietato con genitali furiosamente masturbati, della ricerca e della conoscenza che Dolore è madre-padre di tutto ciò che è, come scoprì Siddharta nella sua giovinezza. Dolore che si accompagna alla scomparsa (nell’al di là degli hippies già ci sono inquilini) e all’ignoranza e alla violenza. I nostri stati causano dolore. I nostri eserciti causano dolore. Le nostre scuole causano dolore. Le nostre religioni causano dolore. La rottura del cerchio sacro di Alce Nero causa dolore. La strada dei beats e degli hippies fu costellata di dolore, alla faccia degli sculettanti capelloni in T.V.

Erbe:

Sono tante e, moltissime, buone per noi umani. Le ‘erbe’ di cui si parla in questa storia sono quelle psichedelizzanti: hashish e marijuana. Furono tra le chiavi per aprire la cantina della mente. Non introdussero nulla ma permisero sovente di scoprire quel che si aveva dentro. Nel bene come nel male contribuirono a favorire l’autenticità. Considerate, come presso altri popoli, piante medicamentose per la nostra psiche, non furono consumate à gogo e nemmeno con l’intento di divenire dei supermen (‘come un mandrillo scoperò, come una trottola ruoterò’: cazzate!). Furono consumate in fumo, come condimento sugli spaghetti, in the, secondo un rituale che prevedeva il gruppo e una guida. L’obiettivo era una maggiore autoconoscenza per una maggiore liberazione. I cristiani hanno dimenticato il messaggio: la verità vi renderà liberi. Le ‘erbe’ furono e sono represse. In altre culture erano pratica tranquilla e normale. Shiva è persino invocato dai ‘fumatori’ indiani! Meglio le droghe di stato, meglio l’incomprensione con la relativa repressione. Pannella nel ’67 lanciò una campagna per la depenalizzazione delle ‘erbe’. Poi, ahimè, divenne un politico. Il ‘fumo’ fu uno strumento ed un passaggio. Pochi rimasero nel guado. Molti lo superarono per prendere altre strade. Le ‘erbe’ non uccidono: l’esercito, il denaro, il potere sì.

Foglio di via:

Strumento ereditato dalle leggi fasciste al fine di controllare lo spostamento sul territorio, per cui la Polizia poteva rispedire nella città di residenza chiunque si trovasse in una località diversa. Fu molto usato, il foglio di via, negli anni sessanta, in particolare nei riguardi dei ‘capelloni’ che non riuscivano a dimostrare di avere una fonte di sussistenza sicura ed un recapito certo. Io stesso fui rispedito a Torino da Genova con un foglio di via dopo una manifestazione pacifista nel porto di Genova contro un provvedimento liberticida nei riguardi d’una nave cinese. Fui schedato, fotografato col numero e rinviato a casa. Il provvedimento mi fu poi revocato, altrimenti per cinque anni non avrei potuto rimettere piede a Genova.

Gioco:

O meglio ‘giocosità’. Gioco ha la stessa radice di yoga e significa unione. Del corpo con la mente e poi del corpo-mente con il mondo. La giocosità si manifestò nella non-violenza (‘mettete dei fiori nei vostri cannoni’), nella sensualità (‘fate l’amore, non la guerra’), nel rifiuto del profitto, nella nuova lingua iperbarocca e musicale, negli abiti, nei colori delle immagini (‘Yellow submarine’), nella musica.

Ganesh:

Divinità induista. Figlio di Parvati, avendo perso la testa originale in un momento d’ira di Shiva, ne ebbe un’altra in cambio: fu quella di un elefante. Ha come cavalcatura un topolino. Ganesh, tra l’altro, protegge gli artisti e coloro che stanno per intraprendere un viaggio. Nelle case dei miei amici del tempo non manca mai un’effigie di Ganesh, il quale arrivò in Italia con il ritorno degli hippies dall’India. Oggi Ganesh protegge i giovani mercanti nomadi che vendono le loro mercanzie al Balon di Torino.

Ginsberg:

Pronunciato all’italiana fu il mio nome di strada, conosciuto nei gruppi, a partire dal 1964. I ragazzi sapevano che l’Altro era un poeta americano, capellone e barbuto, perché era uscito da Feltrinelli il manifesto che lo ritraeva così con in testa un cilindro a stelle e strisce. Nel 1965 sul giornale ‘La Stampa’ uscì un lungo articolo sul gruppo torinese. Si parlava di un maestro elementare che chiamavano Ginsberg, il quale, richiesto di enunciare i punti di riferimento della visione beat-ica locale, affermava: “Buddha, Francesco d’Assisi, Einstein, Ginsberg Allen”. Conobbi Allen Ginsberg nel 1967 a Spoleto, prima, e poi a Torino. In quest’ultima occasione lo intervistai e gli chiesi mi parlasse di Bob Dylan. Rispose che allora Bob si era fracassato andando in moto, che abitava in una fattoria e scriveva canzoni d’amore. Per noi Dylan era ancora l’autore di ‘ The times they are a- changin’.

a cura di Gianni Milano

ARTICOLI PRECEDENTI:
Parte Prima – Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Lettera A
Parte Seconda – Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Lettera B
Parte Terza – Quando la luna si apprestava a divenir nuova – Lettera C
*Immagine riadattata da fromoldbooks.org e  etc.usf.edu
Contrassegnato da tag , , ,

Non dimenticare

“Signori, non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.

Sandro Pertini, 2 agosto 1980 sul luogo della strage. [1]

2 agosto ore 10.25, 32 anni fa un vile attentato sconvolgeva l’Italia lasciando una ferita ancora aperta nel cuore di Bologna e nell’animo di tutte le persone oneste di questo paese. La vicenda della strage è nota, mentre rimangono oscure le cause moventi e i motivi dei depistaggi da parte dei servizi segreti. Questa purtroppo è una costante della politica interna italiana degli anni di piombo. Ricostruire o descrivere dettagliatamente e in maniera esauriente i fatti avvenuti, noti e celati, non è il nostro scopo. Questo articolo intende coltivare l’esercizio della memoria, perché solamente attraverso il ricordo è possibile mantenere vivo il desiderio di giustizia.
E’ di pochi giorni fa l’esternazione di Licio Gelli (Maestro venerabile della loggia massonica segreta P2, condannato per depistaggio delle indagini relative alla strage) in cui attribuisce le cause dell’esplosione a un mozzicone di sigaretta abbandonato. [2] In queste parole sembra di scorgere le iniziali dichiarazioni che attribuivano la deflagrazione allo scoppio di una caldaia. Tutte parole nel vento, ma “le menzogne scritte con l’inchiostro non potranno mai cancellare i fatti scritti col sangue“ (Lu Xun, 1926) [3].
Un particolare ricordo vogliamo dedicarlo a Sergio Secci, ragazzo morto in quel giorno nefasto all’età di 24 anni dopo cinque giorni di agonia, di origine ternana e coetaneo dei curatori di questo blog.

Consigliamo la visione della ricostruzione dei fatti della strage di Bologna effettuata dalla RAI con la trasmissione “La Storia Siamo Noi”:

a cura di Italian Spring Lab

[1] tratto dal sito dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna  http://www.stragi.it

[2]http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Strage-Bologna-Licio-Gelli-e-stato-un-mozzicone-di-sigaretta_313539235296.html

[3] citato da Tiziano Terzani nel suo libro “In Asia“, 1998, Longanesi

Contrassegnato da tag , ,