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Karma

MR-1037-2

Qualcuno preferisce tenere chiusi gli occhi

è loro la scelta, ciascuno fa la propria

gli altri son teste marce, pesci grossi

non sentono il vento, solo lo schermo

vivi sperando e bruci, c’è uno stile ora

la sigaretta mente, non contiene segreti

non è questo ciò che io vi voglio dire

non è questo che io vi voglio dire.

Girano, sanno tanto e pesano il mondo

non trova spazio la natura con le semplici magie

dove i colori colorano i pensieri le idee scorrono

ognuno ha il suo tempo, sarà lezione se vede qui

vicino dentro con uno sguardo costante

muore la rima, parole di fuoco, bruciano

rime e fuoco, rime e fuoco, rime e fuoco

rime e fuoco, rime e fuoco, rime e fuoco.

Una discarica il mondo sacchetto e imballaggio

di grasso si riempie chi occupa i fondi

in cima uno stronzo cerca di superarne un altro

ma che cazzo fa, tornatene a casa

io rivelerò ciò che alle sciochezze da una causa

essere ancora intero, non arrampicarsi sugli specchi

perchè non s’infrangono i vetri, finchè io il mondo, io il mondo vivo.

io rivelerò ciò che alle sciochezze da una causa

essere ancora intero, non arrampicarsi sugli specchi

perchè non s’infrangono i vetri finchè io il mondo, io il mondo vivo.

io rivelerò ciò che alle sciochezze da una causa

essere ancora intero, non arrampicarsi sugli specchi

perchè non s’infrangono i vetri, finchè io il mondo, io il mondo vivo.

traduzione a cura di Vasily Biserov 

Ascolta la canzone “Karma” dei “5’nizza” cliccando qui

 

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Intervista su Keplero-11

Il 1.2 Ottobre del 21.8,231, sulla superficie A, zona magnetica neutra, nei pressi della base spaziale B Keplero11-Terra, il nostro inviato Carl Mo ha incontrato ed intervistato il musicista terrestre S.D3.G. La sigla, da lui stesso suggerita, rispetta la sua volontà di mantenersi incognito, peraltro è un artista sconosciuto anche sul suo pianeta, ci è parsa superflua la sua richiesta ma la nostra professionalità c’impone di non svelare il suo appellativo, per quanto insignificante esso sia. La discussione si è incentrata sui Campi onirici (chiamati ‘sogni’ dai terrestri) e sull’unico linguaggio veramente evoluto che abbiamo riconosciuto al pianeta terra, quello della Musica. Per uniformarsi al linguaggio terrestre, Carl Mo ha posto domande simili a quelle dei giornalisti terrestri, anche se meno stupide.

M. Signor D3, prima di entrare nel merito della nostra discussione sulla musica e il sogno, desidero porle alcune domande di carattere informativo. Lei viene da un paese appartenente alla provincia estrema della galassia, come si trova ad esercitare la sua professione in quei luoghi? Non si sente isolato?

D3. Lei mi fa questa domanda, probabilmente avendo notato la mia aria intimorita di fronte alla sconfinata città magnetica in cui ci troviamo ora. E’ vero, io vengo da una provincia terrestre, più precisamente dall’Italia, da una provincia a nord di Milano. Mi creda, dalla provincia italiana nascono molte cose d’estremo interesse. Fino a qualche anno fa chi desiderava fare musica migrava  nelle città, Milano per esempio, pensando di trovarvi grandi occasioni. Molti si sono persi cercando invano affitti abbordabili, abitando faticosamente in porzioni di stanze condivise, dissipando soldi e idee negli happy hour milanesi o nell’affitto di buie, pessime e costose sale prove. Qualcuno, me compreso, comincia a difendere la vita in campagna, silenziosa ed economica: due qualità essenziali per fare musica.

Qui da noi ad ogni giovane Kepleriano viene riservata una stanza creativa, quello che credo lei chiami sala prove..strano che da voi vada affittato un bene di prima necessità!

Effettivamente una sala prove da noi viene catalogata come bene immobiliare su cui lucrare…poco interessa ai proprietari l’attività svolta nei locali.

Veniamo a delle domande più specifiche. Lei ha mai sognato musica? In caso confermativo è poi riuscito a riprodurla?

In anzi tutto vorrei farle notare che il sogno è un evento non pianificabile, proprio come definiva John Cage la musica sperimentale: un evento di cui non si conoscono gli sviluppi.

Conosce John Cage?

Senza offesa, signor D3, noi Cage lo conosciamo bene…è lei che ci risulta sconosciuto.

Ad ogni modo…Forse sognare musica è una sorta di sperimentazione che a volte il cervello umano compie all’interno dell’attività onirica. Si, mi capita di sognare musica, è sempre un’esperienza interessante. Essendo musicista, però, mi aspetterei di sognare musica più spesso, mentre gli elementi musicali che entrano più frequentemente nelle mie sequenze oniriche sono elementi non sonori ma di carattere tragico/organizzativo: strumenti rotti durante un concerto, navigatori fuori uso, parti non studiate a dovere…

Certo parlare di musica ascoltata in sogno, svela tutto un aspetto della percezione musicale piuttosto ignorato. Non si sente con l’orecchio né per mezzo di vibrazioni trasmesse da onde sonore.

In sogno la musica è nella sua più totale astrazione, nella sua materia prima pura e d’altro canto si spiega perché la musica ascoltata da svegli è il mezzo più potente per farci ricordare le sensazioni inconsce. A metà strada tra la musica sognata e la musica ascoltata c’è la musica pensata.

Cosa intende dire?

Per esempio, chi scrive musica è in grado di progettarla senza il reale ed immediato bisogno di ascoltarla. Ho sempre invidiato i compositori, in grado di scrivere ed ascoltare la musica senza sfruttare l’organo dell’udito!

Qui come in molte parti della galassia usiamo chiamare i sogni Campi onirici, per noi è scontato sfruttare quello spazio. Anzi le dirò che questo luogo lo usiamo solo di servizio.

Quale luogo…non capisco…

Questo luogo inteso come ‘il mondo da svegli’. Svegli come siamo io e lei ora, desti. Ad ogni modo, ci racconti di una musica sognata, lo può fare?

Tempo fa ho fatto questo sogno stranissimo: nel giardino di casa mia c’era un albero, tutto particolare, che prendeva il posto di un grande tiglio che c’è realmente. Era un albero simile ad un enorme cespuglio dalle cui foglie provenivano, tramite un alternativo ed improbabile processo di fotosintesi, miriadi di note che formavano un fitto intreccio di melodie il cui insieme pareva un’onda sonora con poteri incantatori. Ad un tratto realizzo che si tratta di una pianta pericolosa, che emette nella fioritura una radiazione acustica, un  suono/veleno che mi attrae come un fiore velenoso attrae l’insetto.

Vede, la musica sognata si mischia con elementi che non le appartengono nella realtà tracciando dei collegamenti davvero metafisici, simili a quelli che sembra facciano gli uccelli unendo punti immaginari con le traiettorie dei loro voli…come dice la canzone Gli uccelli di Franco Battiato. Conosce Franco Battiato?

Francamente no, In compenso qui la teoria delle corrispondenze fra traiettorie dei volatili e concetti di natura matematica e geometrica, è stata da tempo verificata.

Davvero?!

Si, proprio tramite studi effettuati nello spazionirico.

Proseguiamo. Dato che voi terrestri siete così proiettati nel mondo materiale, mi dica una cosa; nel suo modo di fare musica quanto conta il rapporto fisico con gli strumenti musicali e quanto invece il rapporto con gli elementi astratti di cui la musica è fatta.

La musica raggiunge la sua massima  incorporeità nel sogno, mentre la sua generazione nel mondo tangibile è frutto di eventi totalmente fisici…almeno sul mio pianeta. Per questo è interessante il mestiere del musicista. Il musicista è una specie di artigiano; i suoi manufatti si compongono di due metà, una materiale ed una intangibile e che evoca impressioni, emozioni comuni al mondo dei sogni. Questa è la metà che fa della musica un’arte profonda. In poche parole fare il  mestiere del musicista significa lavorare con metodo e con regola, tentando di non perdere l’incontrollabile magia che fa di un’esecuzione seppur imperfetta una bella esecuzione, o di un concerto seppur imperfetto un concerto emozionante.

Ritornando alla musica sognata, quale è l’autore la cui musica si avvicina maggiormente alla musica dei suoi sogni o più semplicemente alla musica che desidererebbe sognare? può indicare un’opera in particolare?

In assoluto John Cage. Ha scritto musica che appartiene decisamente più al mondo del sogno che al mondo ‘sveglio’. In un’intervista del 1988 (citare un’intervista in un’intervista mi fa sospettare di stare sognando) sostiene un’interessantissima questione: da molti Cage non veniva considerato un compositore ed in effetti lui stesso afferma di non sentire la musica nella sua testa, di non guardare verso una direzione come tutti i compositori fanno quando si accingono a scrivere; lui non sentiva nulla in testa perché quello che scriveva doveva essere qualche cosa di non ancora ascoltato, in primis da lui stesso. La musica di Cage, non era orientata all’estetica, alla forma, alla poetica. La musica di Cage era imprevista proprio come funzionano i meccanismi che governano il sogno. Consiglio di ascoltare Double Music, o Immaginary Landscape n°1. Tutti i suoi lavori per percussioni sono onirici.

Tra gli artisti Italiani che sappiamo aver raccolto suggestioni dal mondo dei sogni c’è per esempio il regista Federico Fellini (in questo periodo i suoi film vanno molto di moda sui pianeti di Keplero-11)…

Cavolo certo! Fellini impiegava parecchia musica per calare lo spettatore nel sogno. Satyricon è un film da ascoltare ancor più che da guardare! A tal proposito citerei anche qualche compositore di musica elettronica: provi ad ascoltare Agony di İlhan Mimaroğlu, un brano del 1965, un sogno elettrico…oppure Wave di Tod Dockstader o ancora il meraviglioso Adagio del Concerto per Viola di Andrew Rudin.

Raccolgo le sue indicazioni.

Concludendo vorrei porle una domanda probabilmente meno piacevole ma di estremo interesse: Sappiamo che sul vostro pianeta molta gente è infelice e sappiamo anche che per molti musicisti il processo creativo scaturisce proprio da fragilità, difficoltà, debolezza così come da esse in buona parte dipende la maturazione artistica: è così anche per lei?

Essendo fragile, debole, miope, con l’erre moscia e con un naso gigante (meglio della vostra proboscide però) posso dire, per queste ed altre ragioni più serie, che anche nel mio caso il modo di fare musica è altresì caratterizzato dai miei limiti e dalle mie sofferenze. Per restare in tema, come dimostrato, la musica è un linguaggio del sogno e per questo deduco sia soggetta e carica di tutti i nostri disordini psicologici. La mia maturazione artistica, che non so se mai si completerà, comincia dall’ammettere che il mio far musica per ora si limita a delle prove, dei  tentativi buffi,  raramente riusciti, includenti però attimi significativi. Ma attenzione, la musica non è solamente uno sfogo, una protesta, una reazione alle imperfezioni umane e del mondo, la musica è soprattutto un modo per vivere meglio e dare un significato all’esistenza.

So che la aspettano sulla nave spaziale per Terra, la ringrazio. Torni a trovarci.

Grazie a voi, ecco mi permetto di lasciarle il mio disco, in formato cd…avete lettori cd?

Fortunatamente ho ancora il lettore del mio trisavolo, lo ascolterò con piacere.

 Così lasciamo il signor S.D3.G, mentre si allontana a bordo della navetta che lo accompagna alla scalcagnata astronave per Terra. Poveri terrestri.

 a cura di Sebastiano De Gennaro

*Immagine di  Mœbius, alias Jean Henri Gaston Giraud.
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ANESTESIA TOTALE (Valentino Corvino)

Un unico filo conduttore che parte da Marco Travaglio e arriva fino a Don Andrea Gallo. Una linea congiungente che passa per artisti come Dalla, Battiato, Caparezza e tantissimi altri. A tessere questo grande filo non poteva che essere il poliedrico artista Valentino Corvino, vecchia conoscenza dei due personaggi di spicco della scena italiana.
Proprio dalla scenografia scarna e suggestiva dello spettacolo teatrale del giornalista torinese e dalle ceneri del paesaggio dipinto dalla voce dello stesso Travaglio, di Isabella Ferrari e dalla lettura delle parole di Indro Montanelli, nasce l’omonimo disco “Anestesia Totale”. Corvino trae dalle musiche della cornice teatrale, da lui stesso scritte, nuovi arrangiamenti per riportare in forma canora i testi di Travaglio. Un lavoro artistico di riadattamento del quale il giornalista de Il Fatto Quotidiano è solo osservatore ed ispiratore, come da lui ricordato nella trasmissione televisiva di Geppi Cucciari in onda su La7.

Il disco apre con il brano che da il nome all’album cantato dallo stesso Corvino insieme a Isabella Ferrari. Questo incipit porta in se tutto quello che si ritroverà traccia dopo traccia all’interno dell’intero disco, dando uno spaccato crudo e forte dell’Italia di oggi. Perfetto biglietto da visita anche musicale dell’artista, con i suoi suoni elettronici tipici del compositore foggiano.
Il disegno musicale del panorama italiano prosegue con l’ultimo straordinario inedito cantato da Lucio Dalla insieme al suo compagno Marco Alemanno, fino ad arrivare alla traccia “Minzulpop” interpretata dall’artista pugliese Caparezza. Il brano con un gioco di parole molto vicino ai classici Caparezziani rievoca il min.cul.pop. fascista, sfoggiando un’aspra critica al nostro sistema di informazione.
I successivi brani, “Due spie”- cantato da Antonella Ruggiero e l’interludio musicale di Valentino Corvino, portano l’ascoltatore nel pieno del viaggio musicale del disco. Le melodie ora si iniziano a fare più soavi, anche se sempre con punte di musica elettronica, senza però mai esplodere in un vero ritmo veloce. Trascinando così l’ascoltatore in un meraviglioso percorso che lo lascia quasi con l’amaro in bocca, dando proprio quel senso di “Anestesia totale” e speranzose idee di rinascita che sono descritti all’interno delle canzoni interpretate da Daniele Silvestri, Paola Turci, Franco Battiato&Luca Madonia. Si arriva così fino al culmine più alto del messaggio di speranza del brano “I have a dream”, una ballata rock elettronica che fa da sfondo alle storiche parole di Martin Luther King e del Mahatma Gandhi.
Il disco va verso il suo naturale epilogo con un brano che lascia con il fiato sospeso, “L’attesa” cantato da Petra Magoni ed accompagnato dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti.
Si chiude con “Il cane” interpretato da Simone Cristicchi e “Il volo” cantato da Nabil Salameh, giornalista e cantautore palestinese. Due brani che parlano in maniera diversa di uomini che avevano un sogno, ma si trovano messi davanti a una cruda realtà ben diversa da quella che immaginavano. Fino alla conclusione ultima data dalla morte del personaggio descritto ne “Il volo”.

Da sottolineare come Don Gallo entri a chiusura della produzione artistica, come fruitore dei proventi economici. Infatti il cd acquistabile sia nei negozi di dischi che nello store virtuale di iTunes, aiuterà a finanziare la Comunità San Benedetto al Porto di Genova di cui il sacerdote è fondatore.

ANESTESIA TOTALE:
1. Anestesia Totale – Valentino Corvino & Isabella Ferrari
2. L’innocenza – Lucio Dalla & Marco Alemanno
3. Minzulpop – Valentino Corvino & Caparezza
4. Due Spie – Antonella Ruggiero
5. Radio-Ads – Valentino Corvino
6. War Poem – Daniele Silvestri
7. Libertà – Paola Turci
8. L’esondazione – Franco Battiato & Luca Madonia
9. I Have a Dream – Valentino Corvino
10. L’attesa – Ferruccio Spinetti & Petra Magoni
11. Il cane – Simone Cristicchi
12. Il Volo – Nabil Salameh

a cura di Claudio Papa

Fonti:
– Articolo intervista a Valentino Corvino – http://www.ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/anestesia-totale-lautore-italia-fare-casa-incapace-comanda-gallery/220138/) ;
– Articolo “Anestesia Totale, cd con inedito di Dalla” – http://www.ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/anestesia-totale-travaglio-dalla/213975/) ;
– Disco “Anestesia Totale” di Valentino Corvino .

* Immagine copertina dell’album allegata con l’acquisto del Disco da iTunes Store, di proprietà della Promo Music.
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