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La fine della prima era

 

 

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La prima era di Italian Spring Lab è giunta a termine nel Giugno 2013, dopo quattordici mesi di attività.

Abbiamo voluto raccogliere dieci scritti in un eBook, dieci scritti che rappresentano i momenti più significativi della prima parte di vita del nostro blog indipendente. La Val Susa, il movimento Femen, le rivolte dei minatori asturiani sono solo alcuni dei temi che hanno attraversato questo spazio digitale, condite dalle riflessioni più personali e soggettive.

Vorremmo che questo spazio rimanesse ancora a disposizione di tutti. Di tutti quelli che si sentono inquieti, che hanno bisogno di confrontarsi, che hanno la necessità di capire e capirsi. Speriamo che potrete rileggere queste poche pagine con piacere, che avrete sempre la voglia di scrivere i vostri pensieri e, soprattutto, che non smetterete mai di lottare.

Oggi inizia la seconda era.

a cura di ItalianSpringLab

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You can never hold back spring

Io odio tutti i fenomeni da tastiera, che non hanno mai mosso un dito e mai faranno nulla per cambiare questa società. Io odio sentirmi impotente di fronte a tutto ciò. E odio me stesso perchè so che non sarò mai felice in una società come questa. Oggi ho cercato di capire perchè dobbiamo aprire un blog, e la risposta l’ho trovata studiando Gramsci. Nei Quaderni del Carcere afferma che ogni crisi comporterà poi al suo termine anche un momento di ricostruzione. Ad un periodo di distruzione, farà sempre seguito una fase, importante, di ricostruzione. Dobbiamo tenerci pronti ”

Durante una lunga camminata notturna a Torino, nella prima metà del maggio duemiladodici, ci siamo    proposti la sfida di aprire un blog. L’idea ci ha subito entusiasmato, ma conseguente e necessario è stato un momento di riflessione: perchè farlo? Perchè ora? Con quale scopo e quali motivazioni, ora che il numero dei blog già esistenti non si conta più e si corre il rischio di assumere connotati anonimi e superficiali?

La risposta, col passare dei giorni, è lentamente arrivata. Uno di noi l’ha poi concretizzata nelle parole che avete letto qualche riga sopra. Viviamo in un contesto storico e sociale delicato, particolare. Un decennio dalla forte criticità in cui perdere l’orientamento è stato inevitabile.

Ci sentiamo spesso impotenti e sfiduciati nel fronteggiare le sfide quotidiane del mondo esterno. La cara Italia, culla di cultura, storia e passione, è nella sua età più sofferente. Ma ogni processo ha un inizio e una fine, e a questa fase di distruzione seguirà una nuova fase di creazione. Il tentativo, umile e incosciente che ci permettiamo di fare, è di rovesciare il concetto di crisi e cogliere le opportunità che esso paradossalmente presenta.

L’opportunità di mettere i nostri pensieri al servizio del nostro futuro, di partecipare alla formazione di un modello critico e poi propositivo nei confronti dello stato attuale delle cose. Di portare un piccolo contributo all’ingente mole di pensieri che circolano nella rete, scrivendo di attualità, scienza, letteratura, storia, musica, psicologia e attraverso queste riflessioni cercare di capire qual è il mondo che vogliamo. Un esercizio alla critica e alla scrittura, un esercizio alla comunicazione. La convinzione di mettere in primo piano la cultura per ridare lustro alle nostre anime e al nostro futuro. Un laboratorio di idee, una fucina di discussioni pulite, organiche, documentate e pensate al massimo delle nostre capacità. La consapevolezza di non poter trovare una risposta immediata a tutti i nostri dubbi e a tutte le nostre paure, unita al dovere morale di partecipare ed essere protagonisti della nostra vita. Al diritto di poter scegliere. Il desiderio di mettere a disposizione il nostro piccolo bagaglio culturale e le nostre opinioni. L’opportunità di dare spazio anche ad altri che non abbiano la voglia o il tempo da dedicare ad un intero blog. In una realtà divisa tra chi ha qualcosa da dire, e magari tace, e chi parla troppo senza avere di che parlare, cercare di configurarci in una posizione più affine alla prima.

Un laboratorio in cui, affacciandoci alla finestra del tempo, si respira ancora caldo l’autunno degli anni sessanta, e il freddo triste dell’ultimo, ventennale, inverno. Con la certezza che, prima o poi, arriverà la primavera: un’ esplosione di fiori e gemme che brilleranno alla luce del sole – non potrà essere ricacciata indietro, la primavera.

a cura di Italian Spring Lab

* Fotografia di Michele Martini scattata a Copenhagen, 2011
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