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Per non dimenticare: «Meditate che questo è stato».

Mostra Chagall il mondo sottosopraQueste mie parole vogliono essere solo un monito, un appello a mantenere viva la memoria, a ricordare quella che è stata una delle maggiori ferite del Novecento: il genocidio di ebrei, zingari, oppositori politici, omosessuali, disabili da parte della macchina infernale nazifascista. Il mio proposito è solo quello di ricordare, di onorare la memoria di tutti quei sommersi e salvati che hanno subito le vessazioni dei nazisti, di ridare un volto a quelle vittime impotenti, sole, abbandonate dal mondo cieco, orbo così da non vanificare quello che è stato e da contrastare quella logica infernale dell’abbrutimento delle persone che mirava a ridurre gli uomini in cose (quasi che questo potesse giustificare le angherie, la morte, l’estrema barbarie). La mia è solo una piccola voce che vuole affermare in maniera perentoria che questo è stato e che non si può, non si deve dimenticare affinché l’ombra folle, brutale dell’antisemitismo, del razzismo non porti di nuovo all’obnubilamento delle nostre coscienze. Oggi non mi propongo, quindi, di scandagliare le motivazioni, le logiche che hanno portato all’orrore dei campi di concentramento o di fare una lista dei responsabili (che sarebbe sicuramente troppo lunga) perché tutti dovremmo sentirci un po’ colpevoli per quello che è stato, tutti dovremmo farci carico di una parte di quest’enorme fardello e combatterlo rompendo la barriera del silenzio, combatterlo con la consapevolezza e con la conoscenza.
Da vessillifera della cultura quale strumento per contrastare l’ignoranza, la chiusura mentale, l’atteggiamento solipsistico, il vaniloquio xenofobo, non posso non fare una piccola riflessione sul ruolo della cultura sia come strumento della memoria, sia come strumento contrastivo delle tecniche di disumanizzazione naziste.
Primo Levi, ad esempio, ne era ben cosciente. Il modello dantesco entra in maniera pervasiva in Se questo è un uomo. Nell’undicesimo capitolo il riferimento a Dante è esplicito, trasparente. Recitare Dante diviene una forma di sopravvivenza per non arrendersi alla perdita di dignità, obiettivo dei carnefici. La letteratura ha una funzione consolatoria, terapeutica, liberatoria. È rifugio e sollievo. Levi cerca di insegnare l’italiano a un suo compagno di sventura Jean, il Pikolo del Kommando Chimico, che lo ha scelto per andare a prendere la marmitta contenente il rancio quotidiano per tutti. Si cimenta nella spiegazione del significato e della funzione della Commedia e si trova a recitare il canto di Ulisse (canto XXVI), ma poi la memoria vacilla. Un verso però è chiaro nella sua mente: «Ma misi me per l’alto mare aperto». Avviene allora l’identificazione con il personaggio Ulisse (archetipo mitico molto usato nella letteratura dei Lager). La poesia fa da tramite tra presente e passato. Il narratore ha però urgenza di volgere alla fine del suo discorso. Capisce pienamente la terzina dantesca:

Considerate la vostra semenza
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

Levi sottolinea l’effetto che ha su di lui: «Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono» (p. 102).
I due segni distintivi dell’uomo, la virtù e la conoscenza, permettono la Mostra Chagall il mondo sottosoprariappropriazione della natura umana. Tramite la poesia il folle volo di Ulisse è compiuto . Si tratta di un messaggio condivisibile da tutti coloro che soffrono, che stanno vivendo un’esperienza liminare, tra l’umano e il disumano, tra la vita e la morte. Levi si fa novello Ulisse: come l’«orazion picciola» dell’eroe greco fu così motivante per i suoi compagni e li rese «aguti», così le parole di Levi ridonano dignità al suo compagno di viaggio. Levi vuole spiegare «qualcosa di gigantesco che io stesso ho visto ora soltanto, nell’intuizione di un attimo, forse il perché del nostro destino, del nostro essere oggi qui…». Il non detto caratterizza il finale del capitolo che rimane ambiguo, ambivalente, senza risposta. Ma d’effetto è l’ultimo verso del canto che segna anche la fine del capitolo «Infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso».
L’inferno di Dante torna molto spesso nelle parole dei sopravvissuti. Proprio qualche giorno fa in un’intervista, un sopravvissuto, Alberto Sed, ha preso come punto di riferimento l’autore della Commedia. Ha detto che si può trovare d’accordo con la descrizione del Purgatorio e del Paradiso, ma non con quella dell’Inferno che è «tutta sbagliata»: l’Inferno è quello che ha vissuto lui a quindici anni.
E l’inferno non finisce nel non-luogo Lager: la devastazione vive per sempre nei sopravvissuti, destinati a essere marchiati per sempre, condannati a rivivere continuamente l’esperienza della Shoah e a raccontarla ripetutamente come il vecchio marinaio di Coleridge (The Rime of the Ancient Mariner). Pensiamo a Primo Levi che ne La Tregua racconta che dopo il ritorno continua a sognare di essere di nuovo nel Lager:

È un sogno entro un altro sogno, vario nei particolari, unico nella sostanza. Sono a tavola con la famiglia, o con amici, o al lavoro, o in una campagna verde: in un ambiente insomma placido e disteso, apparentemente privo di tensione e di pena; eppure provo un’angoscia sottile e profonda, la sensazione definita di una minaccia che incombe. E infatti, al procedere del sogno, a poco a poco o brutalmente, ogni volta in modo diverso, tutto cade e si disfa intorno a me, lo scenario, le pareti, le persone, e l’angoscia si fa più intensa e più precisa. Tutto è ora volto in caos: sono solo al centro di un nulla grigio e torbido, ed ecco, io so che cosa questo significa, ed anche so di averlo sempre saputo: sono di nuovo in Lager, e nulla era vero all’infuori del Lager. (p. 254)

E il fantasma della Shoah si impossessa degli uomini e infetta tutto, anche gli oggetti. Niente è più come prima. Una testimonianza ci viene dal fotografo di Auschwitz, Wilhelm Brasse, deportato ad Auschwitz dopo l’invasione nazista della Polonia per essersi rifiutato di giurare fedeltà a Hilter. A lui fu riservato un trattamento di riguardo (forse perché ariano) e fu incaricato di fare le foto segnaletiche agli internati. Cercò a suo modo di aiutare i prigionieri, magari dando un pezzo di pane o cercando di conservare un po’ di delicatezza e di umanità in quel mondo disumano. Dopo la fine del conflitto, durante la fuga dei nazisti rischiò la vita per cercare di conservare 40000 foto che testimoniassero la crudeltà, i crimini dei nazisti. Dopo la terribile esperienza, non riuscì più a usare la macchina fotografica perché dietro all’obiettivo non c’erano altro che le atroci immagini del Lager.

Mostra Chagall il mondo sottosopra

Voglio chiudere il mio breve discorso lanciando un’iniziativa: per il giorno della memoria leggete almeno un libro sulla Shoah per cercare di capire il nocumento arrecato a persone la cui unica “colpa” era la diversità. Oggi dovremmo invece comprendere la bellezza della diversità che è ricchezza e valore. Forse l’operazione che vi chiedo di fare è banale e non può esaurire la ricerca della piena percezione del dolore subito dalle vittime del nazismo, ma vuole essere un gesto simbolico, di rispetto verso ciò che è stato, un modo per riaccendere quelle vite soffocate dall’efferatezza umana. Sarà semplicemente un modo per affiancare le sentinelle della memoria, i militanti della memoria nel dire “mai più”.

a cura di Stefania Modano

 

Bibliografia

Primo Levi, Se questo è un uomo, Torino, Einaudi, 2005.

Id., La tregua, Torino, Einaudi, 1997.

Sitografia

Pacifici: quei riti macabri non ci spaventano siamo le sentinelle della memoria di Gabriele Isman.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/01/26/news/quei_riti_macabri_non_ci_spaventano_siamo_le_sentinelle_della_memoria-76938398/

Il fotografo di Auschwitz. Per ricordare Wilhelm Brasse.
http://www.youtube.com/user/fondazioneperlasca/videos
http://www.youtube.com/watch?v=mh3MdC4AOzg

*Immagini: Marc Chagall – Resistenza, Resurrezione, Liberazione (1937, 1948-52), Parigi, Musèe National d’Arte moderne, Centre Georges Pompidou.
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