Archivio mensile:marzo 2013

Di due universi paralleli ma non troppo

i_amsterdam_by_pink_pony-d32175iSuccede poi che ti ritrovi seduto su una panchina a Rembrandtplein a guardare con attenzione una piccola bustina trasparente con dentro così tanta marijuana che in Italia rischieresti qualche mesetto di carcere. E’ un venerdì pomeriggio di un febbraio qualunque, e attorno a te la vita della città sembra scorrere distratta, incurante del tuo piccolo tesoro. A pochi metri da te c’è una bambina che lecca il suo gelato alla vaniglia tenendo per mano la madre, giovane olandese in carriera e tacchi alti mentre dall’altra parte della strada una prostituta fuma una sigaretta parlando al telefono, seminuda nel caldo della sua vetrina. C’è la solita frotta di turisti tedeschi (immancabili come il barista catanese che, sicuro dietro la sua supposta barriera linguistica, risponde al tuo “Have you got any vanilla muffin left?” con un risentito “Ma che minchia vuole questo da me?”) che fruga tra i banchi di un negozietto di souvenirs dove si posso acquistare zoccoli di legno, calamite a forma di pene o vagina, maglie del Red Light District e gli immancabili “seeds”, e c’è il chioschetto di frikandel, una strana salsiccia strafritta che da più dipendenza di qualsiasi droga.

C’è tutto, ad Amsterdam, tutto e il suo contrario, la nemesi e l’antitesi, ma ciò che si fa sentire di più è quello che manca: un senso, un ordine mentale che giustifichi l’accostamento negoziodicaramelle-coffeeshop-ristorantecinese-sexyshop nel giro di pochi metri, in un vortice di indifferenza che per te, cresciuto ed educato nella morigeratissima terra del Papa, è fonte di vertigine ed alienazione.

Alienazione e spiazzamento che lasciano però in poco tempo il posto al disinteresse, come se venissi anche tu risucchiato in quella para-realtà fatta di facce interdette quando domandi loro come mai non siano sempre “fatti”, avendo così tante droghe disponibili. E ancora più spiazzante è il modo in cui quelle facce ti rispondono: “In Italia l’alcol è legale, ma non credo voi andiate in giro sempre ubriachi!”

Perchè è vero, il sogno amsterdamita, quella immagine di capitale delle libertà, avamposto hippie del terzo millennio, altro non è che una proiezione, un’impresa di marketing turistico per una città che in fondo offre ciò che offre qualsiasi altro posto al mondo. Ma lo espone in vetrina.

E allora succede che, ironia a parte, i musei li vai a vedere davvero, e ti piacciono pure, succede che vai a festeggiare il tuo compleanno nella più famosa discoteca d’Olanda e scopri che è poco più grande del tuo tanto amato Estragon e ti annoi pure un po’, succede che ti fermi a guardare i canali e le case galleggianti, e non ti interessi del millesimo coffe shop che incontri (succede anche che vieni attaccato in camera tua da quadri demoniaci, ventilatori robotici e serpenti che cadono dal tetto, ma quella è un’altra storia), succede che ti accorgi che sei solo in un’altra città, bella, bellissima, ma nulla di più.

Succede poi che rientri in Italia e non hai nemmeno il tempo di atterrare a Malpensa che il tuo vicino di sedile iPad-munito ti informa che Berlusconi ha ottenuto il 29% alle elezioni, e allora vorresti chiedere al pilota di ridecollare, riattraversare quel varco dimensionale che ti riporterà in quella sub-realtà luccicosa e alientante dove sguazzare nel mare del disinteresse.

Perchè, in fondo, è vero: I AM-sterdam.

 a cura di Matteo Cavagnacchi

*Immagine tratta da http://pink-pony.deviantart.com/art/I-AMsterdam-184813686
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Domani la Valle che Resiste si mette in marcia*

206277_10200405277841803_932658122_nMeno di 24 ore e prenderà il via la manifestazione che da Susa arriverà a Bussoleno carica di entusiasmo e di voglia id lottare per difendere il futuro di tutti/e!

Nata mesi or sono per volontà del movimento notav e e degli amministratori valsusini, dopo due mesi di assemblee in ogni paese, sarà ancora una volta la Valsusa a presentarsi come il movimento con cui fare i conti dopo le elezioni in attesa di un nuovo governo.

Le elezioni hanno profondamente segnato la gestione del potere e la Torino Lione è da molti considerata lo spartiacque per un’idea di un’ Italia diversa, incapace attraverso i suoi governanti di risolvere i problemi seri della popolazioni, e capace solamente di proseguire nella strada dello spreco di denaro pubblico e accumulazione di potere e privilegi a discapito delle centinaia di migliaia di persone messe a rischio dalla crisi economica.

Fa gridare vendetta il sistema Tav che abbiamo svelato negli anni (un’idea qui nel dossier Nel cantiere di Virano) mentre chiudono gli ospedali, le scuole cadono a pezzi e non ci sono i fondi per le casseintegrazioni.

Grida vendetta questa vicenda per tutti i suoi risvolti, non solo economici e ambientali, ma anche quelli sociali e politici. Non è un caso che lo stato nella sua interezza si sia costituito parte civile nel maxi processo a carico dei 52 notav, troppo preoccupato della partecipazione popolare crescente, spaventato da forme nuove di politica e gestione del proprio territorio per non tentare di abbatterle con tutti i mezzi.

Una commistione di poteri che lavorano tutti contro il movimento popolare, dalla politica all’informazione, passando dalla procura della repubblica i notav sono un nemico pubblico da screditare in ogni modo.Anche in queste ore, il teatrino messo in piedi introno all’ispezione parlamentare al cantiere denota la debolezza di quel fronte presnetato così granitico, che alla prima novità trema facendo rumore.

I sindacati di polizia abbaiano, Ltf cerca motivazioni in punta di diritto senza trovarne reali, la stampa asservita fa da ufficio stampa a politici falliti e questurini rancorosi.

Ma nulla scalfisce il cammino del movimento notav, e domani darà un’altra grande prova politica, stringendosi intorno alle proprie ragioni, che sono sempre più le ragioni di molti.

* appello del comitato no TAV – sito: www.notav.info/post/domani-la-valle-che-resiste-si-mette-in-marcia/

Cancelliamo la Bossi-Fini*

manifesto23definitivoRicominciamo a sognare: il 23 marzo manifestazione generale dei migranti, basta razzismo e sfruttamento! Perché saremo in piazza:

Da più di dieci anni noi migranti siamo incatenati dalla legge Bossi-Fini: il nostro permesso di soggiorno dipende dal lavoro e dal reddito, e per mantenere i documenti in regola dobbiamo accettare qualsiasi condizione di lavoro e salario. Se perdiamo il lavoro corriamo il rischio di perdere il permesso, di essere rinchiusi nei CIE o espulsi. Già migliaia di migranti dopo aver costruito la propria vita qui hanno dovuto lasciare il paese perdendo anni di contributi versati. Già migliaia di migranti hanno dovuto separarsi dalle loro famiglie che sono tornate nei paesi di provenienza. I nostri salari sono mangiati dalle tasse e dai versamenti che siamo costretti a pagare alle Poste per rinnovare un permesso che spesso scade dopo pochi mesi. Per chi non ha il permesso di soggiorno è impossibile ottenerlo e ogni sanatoria è solo una nuova truffa. Il diritto d’asilo esiste solo sulla carta e non è garantita nessuna vera accoglienza.

Questo è razzismo istituzionale! Questo è sfruttamento!

Oggi, però, noi migranti abbiamo ricominciato a sognare. Abbiamo accumulato forza dentro e fuori i posti di lavoro, abbiamo lasciato alle spalle la paura e abbiamo preso parola insieme, donne e uomini. Ora è arrivato il momento di uscire dai luoghi di lavoro, dalle case e dalle comunità per invadere le strade tutti insieme! È arrivato il momento di usare la nostra forza per liberare dal razzismo istituzionale tutti i migranti, in tutte le categorie lavorative e in tutte le condizioni di vita. Sappiamo che non siamo soli, al nostro fianco ci sono i nostri figli che vogliono la cittadinanza per liberarsi dalle catene del permesso di soggiorno. Sappiamo che con noi ci sono operai e precari, donne e uomini: perché sanno che la Bossi-Fini con il suo razzismo è una legge che divide e indebolisce tutti i lavoratori, italiani e migranti.

Basta farci dividere dalle leggi! Nessuno risolverà i nostri problemi al posto nostro, soltanto con la nostra forza possiamo vincere, cancellare la legge Bossi-Fini e conquistare la libertà per tutti i migranti!

  • Vogliamo che il permesso di soggiorno sia garantito a tutti slegato da lavoro e reddito!
  • Diciamo basta al quotidiano razzismo istituzionale!
  • Non vogliamo più sanatorie truffa!
  • Non vogliamo più la farsa dei permessi umanitari e del finto diritto d’asilo!
  • Vogliamo chiusi per sempre tutti i CIE!

QUESTO É IL MOMENTO!

BASTA RAZZISMO E SFRUTTAMENTO

CANCELLIAMO LA BOSSI-FINI!

SABATO 23 MARZO – ORE 15

Piazza XX Settembre, Bologna

Noi non ce ne andiamo! Siamo forti, facciamoci vedere e sentire: da tutte le città e tutti i luoghi di lavoro, il 23 marzo riempiamo Bologna!

Per info e adesioni:

coo.migra.bo@gmail.com

*appello del coordinamento migranti di Bologna – sito: coordinamentomigranti.org/
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Todestrieb

(Pulsione di Morte)

INTRODUZIONE A CURA DI ITALIAN SPRING LAB:
Uno dei primi intenti di questo Blog è stato dare voce a più sfaccettature possibile della nostra realtà. Ed ecco che come guano in faccia ci arriva una lettera di un ragazzo non troppo più giovane di noi, ma che più di noi ancora conserva il raccapricciante sdegno di meraviglia di un giovane che apre gli occhi sul mondo. Le sensazioni brutali e crude che descrive sono quelle che ognuno di noi, in varie fasi della nostra vita, abbiamo provato. Ma in più non lasciano trapelare quel verme di naturale assuefazione alla realtà e omologazione alla società, che prima o poi piano piano si fa strada in ogni individuo, anche se tentiamo di combatterlo con tutte le forze, anche se facciamo finta che non esista. Abbiamo deciso di pubblicare questa lettera, non solo perché riteniamo lo meriti, ma soprattutto perché susciti in chi la legge la stessa forte sensazione di meraviglia che ha provocato in noi. Così da condurci alla riflessione: se questo è quello che pensa un ragazzo poco più che adolescente della Nostra Italia, quale futuro questa società ha in mente per noi? Cosa succederà se questo degrado continuerà ancora senza dare chiari segni di svolta?

 
Premessa: “Todestrieb” è il nome che diede Freud alla pulsione di morte, o pulsione di distruzione, della psiche umana. Il bisogno impellente di distruggere, di uccidere, di provocare dolore. Ma anche di cancellare l’ipocrisia, di infrangere i falsi valori e le finte morali, di annientare le menzogne di cui questo mondo ci ricopre. Il fuoco che trasforma ogni cosa nella cenere da cui nascono i fiori più belli.

Titolo: Senti il mondo che grida, ma non riesci a farti sentire.
Autore: Thomas Cucchi

Non è vero. Non è vero niente. Tutta l’ipocrisia del mondo, quella bella carta da parati che hanno steso in una cupola chiusa che chiamano “Realtà” non è altro che concezione astratta, troppo confusa per possedere dei limiti, troppo incoerente per possedere tracce di rigore.

Dio è una voce e non un ordine. Dio è amore e non regole. Non è interpretabile. Le bestie il cui volto è celato dal cappuccio del saio, sono le stesse che si cibano delle lacrime altrui, si nutrono delle speranze,  interpretano Dio con il sorriso sulle labbra, nascondendo i loro veri intenti dietro le mani giunte in preghiera, interpretano potere e assoluzione secondo i loro scopi personali. Tessono tele di rosari, nascondono la verità con l’odore dell’incenso, spargono acqua santa per lavare via il sangue delle loro ingiustizie di cui la Storia sanguina ancora.
Dio non ha bisogno di nessun tramite per arrivare alle nostre orecchie. Non ascoltate ciò che allontana Dio dal vostro cuore: le parole dei finti santi sono barzellette morali da cui dovremmo tenere lontani i nostri bambini. Un ammasso di granito e oro che si pone pesante e massiccio tra noi e il Cielo: è questa la Chiesa che nutriamo con il nostro sangue ogni giorno, con le nostre preghiere ogni domenica, con i nostri piedi sporchi e le nostre punizioni da pagani. Tutto questo senso di colpa vale la pena di un biglietto per il paradiso? No, e non voglio fare il bravo bambino solo perché ho paura di andare all’inferno. Non voglio obbedire a ciò che mi dice un prete, ma al Dio che nasce nel mio cuore.
I politici non fanno altro che costruire incredibili castelli di parole, ci promettono ciò che vogliamo perché è ciò che vogliamo sentirci dire, e fanno ciò che vogliono perché è ciò che gli permettiamo di fare. Sofisti, succhiano come afidi il nettare del nostro futuro, fanno fiorire boccioli di falsità, che noi raccogliamo come bambini, ignari della loro vera natura: bombe, bombe ad orologeria che scoppieranno quando andremo all’università, quando andremo a lavoro, quando saremo così vecchi che saremo costretti a pagare qualcuno per pulirci il culo. Ma per ora non sembrano altro che innocenti fiorellini, o no?
Vendiamo la nostra voce in cambio di quella degli altri, ci pitturiamo di grigio per farci accettare da una società di merda che inghiotte le nostre personalità e ci rende vuoti, uguali, monocromi. Cerchiamo di dimenticare i nostri peccati nel grigio, ma chi è così stupido da sperare in una cosa del genere?
Tutti, tutti noi.
Moralisti, sprechiamo le nostre grida gli uni contro gli altri, predichiamo la pace e facciamo la guerra, ci fa schifo il razzismo e poi guardiamo male i negri in strada, ci fa schifo l’omofobia ma poi preghiamo che nostro figlio non sia omosessuale, predichiamo l’uguaglianza e miriamo a un mondo perfetto e incontaminato che comunque non sarà mai simile a nessun Eden – per il semplice fatto che non è mai esistito –  e poi vomitiamo sul nostro cibo, scherniamo i gay, odiamo le stesse prostitute che scopiamo come maiali, fumiamo canne odiando la droga, imploriamo Dio bestemmiando sul nostro cuore.
Gesù non era altro che un uomo bravo con le parole. Io non voglio credere in qualcuno che mi dica cosa fare, ma in qualcuno che mi dica di fare quello che reputo giusto!
E io.
IO. Non sono altro che uno stupido adolescente che si lamenta del mondo limitandosi a guardarlo da lontano, si lagna di un mondo che disprezza senza neanche provare a cambiarlo, odia i politici e odia la chiesa e non fa altro che fare commenti cinici su questa merda che è il mondo, sull’ipocrisia che c’è in ogni giorno, sui falsi sorrisi coglioni di gente vuota, sulla finta felicità che tutti si preoccupano di avere per dimostrare agli altri che non odiano questa società, che non schifano tutta questa omologazione. E io che sto a fare? A frignare contro questa società senza neanche alzarmi in piedi e combattere!
Mi odio perché non faccio nulla e non ho il potere di fare niente.
E odio voi razzisti. Odio voi stereotipi, omofobi, ignoranti, violenti, odio voi egoisti e superficiali, materialisti a beneficio dei media, odio tutti quelli che si dimostrano ciechi al dolore del mondo e si tappano il naso e le orecchie con l’ovatta delle dolci bugie. Nelle vostre teste piene delle parole degli altri, non c’è posto per una briciola d’empatia, un sorso di pietà?
A voi ciechi, vi odio tutti. A voi che non leggete, voi che non ascoltate le mie parole troppo inutili per le vostre importanti orecchie. A voi che compromettete il mio futuro, perché ditemi, con quale speranza dovrei viverlo?
Vi odio tutti e non voglio avere paura di dirlo solo perché non voglio che qualcuno mi sgridi o si scandalizzi di fronte a queste bestemmie, a queste parole troppo crude e sincere per essere ascoltate senza che i bigotti si coprano la bocca sporca con la mano di plastica. Mi fate schifo, non pensate altro che a scopare e a ridere, ridere di battute che non fanno più ridere. Vi agitate in fanghi di melma e schizzi di libidine; vi svegliate nella stessa tomba in cui andate a dormire; vi preoccupate di avere le unghie pulite e il nuovo iphone appena uscito, mentre in Africa non sanno neanche che significa la parola cibo; ignorate il pianto del mondo perché è troppo difficile da sostenere; chiudete gli occhi alle verità e ridete di cose sciocche, sciocche come voi; morirete senza che nessuno vi ricorderà e i vermi vi mangeranno le budella e il tempo vi divorerà le ossa e non sarete più nulla, NULLA!
Mi hanno detto che dovrei credere in qualcosa, perché sono giovane, e i giovani credono sempre in qualche valore o stronzate del genere. I valori umani non sono altro che strutture mentali che nascondono emozioni lorde e sporche di peccato. Lupo nero e leone bianco, buono e cattivo, si sono strappati il manto a morsi e ora sono entrambi identici e rossi, lordi di sangue e odio e rabbia. Chi è l’uno e chi è l’altro? Si sono confusi e c’è solo menzogna, solo il rosso del sangue che esce a mari e oceani e non finisce mai e mai. E’ rimasto altro in questo mondo? Lo stesso mondo a cui non frega un cazzo del mio futuro? Del futuro di un adolescente?
Dovrei essere io a preoccuparmi del futuro del mondo e non il contrario.
E dove la trovo la forza necessaria in questo purgatorio di leccaculo e pagliacci?
Ho paura. Paura di vivere e non dovrei avercela. Paura della società e non dovrei avercela. Paura del giudizio di chi mi guarda nudo e sporco e malato e folle e incredibilmente immaturo. E non dovrei avercela. Ho tante cose che non dovrei avere. Mi dite che fine ha fatto la speranza?
Se la dama della purezza giace a terra stuprata,
se la gente si chiude gli occhi,
se il denaro ha contaminato le anime,
se i politici si mangiucchiano l’Italia,
se i sacerdoti uccidono Dio,
se i professori vomitano parole senza senso,
se la routine dilania le mie forze,
che cosa dovrei fare, che cosa dovrei sperare? I miracoli esistono solo nelle favole e in quel libro di balle che è la bibbia. E nessuno ha pietà, nessun fottuto uomo in questa cazzo di terra si chiede perché fa quello che fa, nessuno si ferma a chiedersi perché alimenta con i suoi sacrifici il mulino dello sfruttamento sociale. Le catene alle caviglie e il ferro sulle labbra e ti urlano di camminare, perché se non lo fai sei fuori, morto. Cammini anche se vorresti morire, cammini perché non puoi permetterti neanche il suicidio, cammini sui cadaveri di chi non ci è riuscito, cammini e senti sui piedi nudi le interiora di chi non è sopravvissuto…
Molti mi hanno detto che dovrei essere felice di vivere in questo Paese.
Allora perché voglio morire?

A cura di Davide Lunerti

*immagine liberamente tratta da thomascucchi.blogspot.it
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Riconoscimento ufficiale della figura professionale dell’insegnante di italiano per stranieri L2/LS

9c8fb73ce6dd7f9577d564b11d79da7aSono un’insegnante qualificata di italiano per stranieri ed insieme ad alcuni colleghi inoltro questa petizione con lo scopo di rimarcare che la figura professionale di insegnante di italiano L2/LS non viene ancora riconosciuta ufficialmente dallo stato italiano.
Questa è un’ingiustizia sociale anche per tutti gli stranieri che, sia in Italia che all’estero, per vari motivi devono imparare la nostra lingua.
Perciò, in vista delle prossime elezioni, presenterò questa petizione affinché i vari schieramenti politici e forze sociali simpatizzanti diano finalmente ascolto alle nostre argomentazioni che sono frutto di diversi anni di studio e lavoro nel campo dell’insegnamento dell’italiano L2/LS:

– Per la burocrazia del MIUR noi non esistiamo, in quanto non sono state ancora istituite né una classe di concorso specifica né una certificazione univoca che attesti le nostre qualifiche (comprendendo le certificazioni DITALS, CEDILS, le lauree specialistiche e i master in Italiano L2).
– Per questo motivo ci vengono frequentemente precluse molte offerte di lavoro che riguardano precisamente il tipo di professione che svolgiamo e per cui siamo qualificati.

Alcuni esempi:

a) Nei CPIA (Centri per l’Istruzione degli Adulti – ex CTP), che organizzano corsi di italiano per stranieri adulti, in genere noi non veniamo presi neanche in considerazione perché i dirigenti scolastici devono assumere in via prioritaria insegnanti interni o esterni e/o abilitati per una classe di concorso esistente (es. Lettere). Quindi, per insegnare italiano a stranieri, ossia esattamente il lavoro per cui noi siamo preparati, vengono assunte persone che non hanno una professionalità coerente. È come se un imprenditore che ha bisogno di un idraulico assumesse un elettricista perché la qualifica di idraulico non è riconosciuta nella sua azienda. E la situazione non è affatto cambiata con la nuova recente regolamentazione.

b) Malgrado l’elevato e crescente numero di studenti stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, non essendoci una cattedra di Italiano L2, a noi non è consentito lavorare in queste istituzioni per facilitare l’integrazione linguistica e culturale di questi studenti.

c) Le selezioni di personale per le Scuole Italiane all’estero sono riservate a docenti di ruolo nella scuola italiana. Per quanto riguarda l’insegnamento dell’Italiano LS, queste istituzioni pubbliche e private finanziate dal MAE richiedono abilitazioni in classi di concorso non pertinenti (come la A043 insegnamento di Italiano, Storia e Geografia nella scuola media inferiore). Noi non siamo ammessi a queste selezioni, eppure riguardano anche la nostra professione, mentre sono ammessi docenti che spesso hanno una professionalità differente.

d) Le selezioni per i posti di lettorato presso Università straniere sono riservate dal MAE ai docenti di ruolo nelle scuole secondarie di I e II grado che collaborano in molti casi anche con gli Istituti Italiani di Cultura. Anche in questo caso noi non siamo ammessi a queste selezioni mentre sono ammessi docenti che hanno una professionalità diversa: insegnare lingua e letteratura italiana ad adolescenti italiani madrelingua.

e) Negli Istituti Italiani di Cultura all’estero, alle cui selezioni per insegnare italiano si dovrebbe accedere previo concorso, spesso vengono invece reclutati insegnanti locali (non madrelingua) laureati in italiano, soprattutto per problemi burocratici. Sarebbe il caso nell’immediato avvenire di cominciare a reclutare in via preferenziale insegnanti di italiano L2/LS eventualmente certificati dal MIUR.

PETIZIONE: http://www.avaaz.org/it/petition/Riconoscimento_ufficiale_della_figura_professionale_dellinsegnante_di_italiano_per_stranieri_L2LS/?tpjCneb

*testo pubblicato a nome di Chiara consultabile su AVAAZ.ORG petizioni della comunità.
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